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Macché tramonto

30/09/2021

Il suo palmares parla di 130 vittorie in carriera. 130! Eppure, ad ogni vittoria di Alejandro Valverde, ci si meraviglia, si applaude e si aggiunge un tassello ad una carriera di un corridore straordinario. Dal 2003 ad oggi è sempre stato a livelli altissimi e, anzi, il meglio lo ha probabilmente dato quando ha superato i 32 anni. Un campione infinito, che c’era quando Lance Armstrong dominava i Tour de France e c’è ora che Tadej Pogacar, Remco Evenepoel e compagnia fanno il bello e il cattivo tempo nelle corse più importanti del mondo. Lui che, 41enne, potrebbe quasi essere il loro papà ma che invece si diverte ancora come un matto.

E non è che di batoste sui denti non ne abbia prese, anzi, ma la forza di questo ragazzo intramontabile è proprio quella di rialzarsi continuamente, affrontare qualsiasi avversità e ripartire come se di anni ne avesse 25 o 30. Basti pensare che nel 2017, a 37 anni, si è rotto rotula e astragalo nella cronometro inaugurale del Tour de France: “carriera finita” si leggeva in giro, ed era anche normale pensarlo vista la sua età e la serietà dell’infortunio. Invece più di sei mesi dopo è tornato in bicicletta e in men che non si dica è tornato quello che era prima, inanellando una serie impressionante di vittorie. E, anzi, si è tolto la soddisfazione probabilmente più grande della carriera: il Mondiale di Innsbruck 2018, che gli è valso anche il Velo d’Or.

Quest’anno di nuovo, alla Vuelta a España finisce per terra in discesa e si rompe la clavicola (niente di paragonabile all’infortunio di 4 anni fa). “Stagione finita” si legge, e invece un mese dopo è già nuovamente pronto a gareggiare. Torna in questo Giro di Sicilia con la forma fisica che è un’incognita, ma alla prima tappa adatta a lui piazza una delle sue zampate. E domani ha buone chances di portarsi a casa anche la classifica generale.

È dal 2016 che dicono che sia il suo ultimo anno e lui stesso ammette “che vedrà a fine anno”, ma puntualmente a suon di vittorie e prestazioni di alto livello rispedisce quel pensiero nel retro della sua mente. Nell’anno del covid sembrava che il declino fosse effettivamente cominciato – e, a 40 anni, ci poteva anche stare – nessuna vittoria e performance lontano dai suoi standard. “Vediamo come va nel 2021 e poi prenderò la decisione definitiva”. Ebbene, quest’anno è tornato ad andare forte, facendoci capire che, forse, è ancora troppo presto per rinunciare a Don Alejandro. Intanto, nel 2022 potremo godercelo ancora…

LA CORSA – Cambiano i volti dei protagonisti al Giro di Sicilia, perché i velocisti lasciano spazio a scattisti e scalatori nella tappa che ha portato il gruppo da Termini Imerese a Caronia. Dal primo chilometro se ne vanno in 8: David Gonzalez (Caja Rural-Seguros RGA), Samuele Rivi (Eolo-Kometa), Ben King (Rally Cycling), Damiano Cima (Gazprom-Rusvelo), Paul Double (MG.K Vis VPM), Alex Tolio (Zalf Euromobil Fior), Francesco Zandri (Work Service-Marchiol-Dynatek) e Davide Orrico (Vini Zabù).

Fino alla salita di Pollina regna la calma, fuggitivi e gruppo si godono l’attraversamento del Parco delle Madonie, ma poi quando la strada comincia a salire si scatena subito la bagarre. L’inglese trapiantato in Italia Paul Double rompe gli indugi per primo, ma termina la benzina troppo presto, così il più scafato Ben King lo raggiunge e lo stacca in vista dello scollinamento, resiste al ritorno del gruppo e conquista il GPM Superior che gli vale la maglia Verde Pistacchio da difendere domani.

Dopodiché è monologo Movistar: Valverde mette i suoi scudieri a scandire il ritmo, si prende i 3” di abbuono al traguardo volante di Castel di Tusa, e approccia l’asperità finale verso Caronia (3,5 km al 6,5%) nelle primissime posizioni del gruppo. Nel primo chilometro guida José Rojas, nel secondo il 13 anni più giovane Einer Rubio, nell’ultimo uno splendido Davide Villella; Valverde ringrazia e va vincere, con buona pace del buon Alessandro Covi (UAE Team Emirates), secondo.

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